Finita la crisi? Finiti i lavoratori

2007- 2017 Questo è il periodo di durata della crisi economica più grave dal 1900 (più di quella del ’29).
L’istituto per gli studi sul Mezzogiorno stima che in Italia e in particolare al Sud si sono persi 20 anni di progresso.
Dalle periferie Napoletane sono spariti in questi anni 250.000 persone comprese tra 20 e 35 anni. Stesse cifre per Palermo. Come fossero interi paesi spariti nel nulla.
Oggi si registra un aumento del reddito medio in Italia, ma in compenso aumenta il rischio povertà al Sud del 47%. Un numero altissimo, quasi la metà. 18 milioni di persone. Se però leggiamo i due dati insieme vediamo che per aumentare contemporaneamente reddito medio e povertà deve per forza essere aumentata la disuguaglianza.

Non è una cosa banale, ma un importante cambiamento nel modello di sviluppo… e la cosa si poteva capire anche cinque, sei anni fa: una crisi che dura 10 anni non è più crisi, ma è un cambiamento. Dopo una crisi si ripristina il modello precedente, in questo caso la struttura dell’Italia e dell’Europa è radicalmente cambiata. Mi spiego meglio:
1 -Dal dopoguerra fino agli anni ’80 l’Italia ha conosciuto un solo modello di sviluppo: quello industriale. Le grandi holding statali (IRI, ENI, EFIM) avevano guidato la produzione. Dentro queste per la maggior parte ci sono aziende cotte che fanno solo aumentare il debito pubblico. Un progresso che è andato avanti per costruzioni e grandi aziende familiari (Olivetti, Fiat, Piaggio ecc). Un modello che è finito a punto intorno agli anni ’80. (C’era stato lo shock nel ’73 in Kippur). Scelgo questi decenni non a caso perché corrispondono a cambiamenti di riflesso anche politici internazionali (i governi Tatcher e Regan) e nazionali (Craxi).

2 – Dopo gli anni ’80 i mercanti interni sono saturi e lo sviluppo non procede più per costruzioni, ma per espansioni bisogna vendere altrove abbattendo barriere e vincoli. A questo punto trova anche forza l’idea di Europa, gli ideali lasciano posto agli imperativi economici e la politica esegue: Maastricht ’92. E ovviamente se cambia il modello economico e cambiano i fulcri di potere, quelli vecchi vengono spazzati via e per ristabilire l’ordine bisogna far cambiare qualcosa: irrompe Berlusconi nel ’94. E’ l’ultimo degli imprenditori-proprietari e probabilmente il primo dei politici post ideologici. Infatti cambia il modo di gestire l’azienda che non è più a “conduzione” familiare, ma è un asset di azionisti quindi non c’è più bisogno di investire, basta rivendere azioni nei nuovi mercati aperti. Si smette di creare valore, per iniziare a estrarlo. E’ la fase finanziaria. La Parlmalat è solo un sintomo precoce di quello che succederà.

3 -Se l’abbattimento delle barriere politicamente corrispondeva all’esigenza di abbattere confini, con la crisi del 2008 c’è un nuovo cambiamento nel modello di produzione. La competizione che si sposta da una gara tra paesi a una gara tra regioni. Lo Stato-nazione perde un’utilità economica: non c’è più l’Economia italiana in competizione con quella francese, ma la Provenza, con la Padania o le Middle lands inglesi con la Rhur e così via questo perchè i processi di delocalizzazione hanno influenzato zone più di altre. I riflessi politici si sono visti subito: votano Brexit proprio le Middle lands, la cintura d’acciaio americana divenuta cintura di ruggine vota Trump, la Catalogna vuole diventare indipendente e in Germania Afk nonostante la campagna giocata sugli immigrati vince nelle zone dell’Est più depresse che gli immigrati non li hanno mai visti. Idem per Hofer. In misura minore Veneto e Lomabardia con i referendum: tutte rivendicazioni o voti regionali. (Dove per regione non si intende quelle amministrative).

Ecco quindi l’Italia fotografata oggi da Censis e Istat.

La City londinese è più vicina a Singapore grazie ai movimenti nei paradisi fiscali che ridisegnano lo spazio e avvicinano pericolosamente i flussi di denaro leciti con quelli sporchi. In Europa i centri “esplosivi” sono Malta, San Marino e Londra. Molte banche sono ricapitalizzate da denaro sporco.
E se cambia il modello di sviluppo, le politiche pubbliche si devono adeguare: i lavori a tempo indeterminato non esistono più molti scompaiono e molti di più sono delocalizzati quindi invece di misure di lavoro stabile si cerca di sopperire con misure di reddito stabile (Rei o Reddito di inclusione la logica è simile). Il risultato è lo smantellamento di quel che resta del welfare.
Ma se il valore si produce non più tramite il lavoro si tenderà a privilegiare (fiscalmente, economicamente) più la rendita che il lavoro.

Ovvio che venuti meno i capisaldi e i principi con cui leggere il mondo sono venute meno anche le ideologie: se prima lo Stato aveva un ruolo economico aveva senso una visione statalista contro una privata o ancora essendo i lavoro dipendente quello per la maggiore aveva senso una contrapposizione padrone-lavoratore. Questa era già venuta meno con Berlusconi nel 94 perchè lui ha imposto (anche tramite la tv) altri modelli culturali: il self made man, l’outsider ecc e quindi la contrapposizione che ha distrutto la sinistra era Berlusconi e non Berlusconi. Tutti i leader che ci sono oggi (escluso lui) non si contrappongono a quella cultura perchè ne sono figli: Matteo, l’altro Matteo, Di Maio sono cresciuti guardando o partecipando a Mediaset, non è da poco la differenza. Proprio a testimoniare che lo Stato ha poco senso anche politicamente le due contrapposizioni serie che ci sono al momento e nuove sono: immigrazione ed Europa. I problemi e le capacità di risoluzione dipendono molto meno che prima da un singolo Stato.

Possiamo trarre quindi questo nuovo scenario che si va disegnando dopo la “crisi” :
– Stato-nazione più sfumato
– reddito distaccato dal lavoro
– concentrazione di ricchezza.

E sui giovani le conseguenze quali sono: che è la prima generazione dopo il secondo dopoguerra mediamente più povera dei padri, meno motivati a cercare lavoro (dal momento che non è più mezzo di elevazione o realizzazione personale); l’obiettivo quindi sarà il reddito e non più il lavoro facendo sparire il “carrierismo” almeno così come conosciuto.
Possiamo benissimo dire che, al sud soprattutto, la base economica sono i risparmi dei nonni (nemmeno dei padri) e un immobilismo (quantificato) maggiore: ad oggi riuscire a smarcarsi dalla situazione di partenza è molto più complesso che prima. Ovviamente questo comporta una diminuzione dei figli sempre maggiore che saranno sempre più un costo. E sempre più frustrati: i naziskin avevano occhi vuoti, più simili ai foreign fighter che a soldati.Giovani senza futuro che quidni guardano al passato E paradossalmente mi viene da dire come sono proprio loro a legittimare quei leader che potranno sempre dire: vedete senza di noi chi arriva? Sia da destra che da sinistra.
Si può chiamare ancora crisi, un cambiamento così radicale?

La periodizzazione data è convenzionale (come ogni periodizzazione) e sono periodo complessi e lunghi che andrebbero approfondite e specificati (soprattutto per quanto riguarda l’Italia anomala su tempi e modi in molte cose e con la presenza più forte non indifferente delle mafie) però è un tentativo di dare una lettura unitaria e non semplicistica, senza retoriche. Un modo per mettere insieme i pezzi del puzzle e capire. Da quest’ottica dare la colpa ora agli immigrati, ora ai fascisti diventa ridicolo e soprattutto segnala incapacità gravi.

Saverio Di Giorno

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