Nord e Sud … così lontano così vicino

Il referendum proposto dalla Lega è una buona occasione per vedere quanto sono lontani ancora Nord e Sud. Se lo stivale è finalmente diventato un mocassino o ancora di strada ce n’è da fare. Allora contatto una mia amica a Milano e ci facciamo una bella chiacchierata…

Non certo un’analisi approfondita e nemmeno un bell affresco, semplicemente qualche pennellata veloce. Cominciamo dalla corrispondente per così dire, i suoi genitori erano meridionali quindi dobbiamo immaginarci una classica storia di emigrazione. Ora vive con suo marito nella periferia di Milano una zona costruita agli inizi degli anni 90 quando ancora c’erano gli strascichi della Milano da bere e si costruiva di tutto. Le famiglie che vivono la per la maggior parte vengono dal Sud, 3 o 4 del Nord.

LAVORO
Su 30 persone ben 11 impiegati, 2 e 3 sono quelli che svolgono lavori per i quali la qualifica che serve è bassa e i restanti, salvo un paio di disoccupati sono lavori qualificati (medici, psicologi, forze dell’ordine ecc.) 12/30
Se penso io alle 30 persone del mio quartiere sale di molto la percentuale di chi fa lavori a bassa qualifica, spesso in officine o in piccole attività di 4 o 5 persone. Parliamo di 10 persone su 30 quasi la metà, molto alto il numero di impiegati nei comuni o in uffici anche qui: 6 nel campione. Altri 5 hanno invece una qualifica più alta e la usano nel loro lavoro (ingegneri, professori, medici) Il restante 9 sono disoccupati, ma soprattutto tra le donne è alto il numero di casalinghe.

I FIGLI
Veniamo ai figli alto è il numero dei diplomi tecnici o professionali, mentre qui al Sud è il contrario: i diplomi liceali sono più di quelli tecnici. Al Sud quasi tutti almeno cominciano l’Università, un po’ di meno in quel condominio Milanese. Ma non c’è davvero differenza tra Nord e Sud per i lavori svolti dai giovani almeno nei primi tempi dopo la laurea. Differenza sostanziale è invece che almeno 1/3 dei giovani (se non di più) del sud prova il concorso nelle forze dell’ordine, quasi nessuno al Nord. Per i giovani del Sud l’Università è una seconda scelta e per loro dura di più che per quelli del Nord. Questo la dice lunga su una cosa: non è la preparazione a determinare questo, ma il ruolo sociale; al Sud è un “parcheggio” nella speranza di … Infatti i corsi di studio al Nord sono molto più mirati e specializzati.

LINGUA
Quello che cambia davvero tra i ragazzi del Sud e del Nord è la lingua: al Sud tra i ragazzi l’uso del dialetto è praticamente scontato al Nord molto meno (il Milanese lo parlano gli anziani dice lei). Certo anche al Sud il dialetto è nuovo, si sta evolvendo, ma non soccombendo. Come ogni linguista o semiologo potrà confermare una lingua in particolare un dialetto, che cambia è segno di una cultura (intesa come modo di vivere) … viva.

IL NUOVO MILLENNIO O QUASI …
Cambiano parecchio le composizioni nelle classi più piccole. Al nord è molto variegata la cosa: etiopi, egiziani e due filippini. Sono i tre moschettieri della scuola con mio figlio … Al sud la componente estera nelle classi più piccole è comunque presente e anche consistente, ma meno variegata: quasi tutti rumeni.

MAFIA
Davvero poca differenza (e qualcuno che è rimasto indietro potrà scandalizzarsi) c’è nel livello di infiltrazioni mafiose, in particolare ndranghetiste: ultimamente la Lombardia è stata interessata da inchieste che hanno portato a evidenziare come intere catene di supermercati siano intestati a prestanome. D’altra parte negli anni 90 ma probabilmente anche prima era terra di confino per mafiosi. Così conferma la nostra corrispondente: noi abitiamo al confine con uno dei comuni invischiati in passato dai clan calabresi. La giunta di ora dovrebbe essere a posto. Anni fa in questo comune sono stati sequestrati dei terreni ai calabresi. Ora c’è un parco giochi intitolato a “Falcone e Borsellino”. Libera promuove diverse attività. Recentemente ci sono stati vasti incendi in capannoni industriali o depositi in zona e le indagini sui roghi non escludono la mafia.
Inutile dire le condizioni in cui versano i comuni calabresi con una differenza: mentre il nord è terra di riciclaggio dove l’interesse è per le attività imprenditoriali, al Sud l’interesse è direttamente per le amministrazioni.

CHIESA
Importante, quasi a sorpresa, è il ruolo della parrocchia: attività sportive per giovani (quasi tutte hanno una squadra di calcio) e poi fanno corsi per anziani, yoga, teatro. Svolge un ruolo sociale più che spirituale. Naturalmente dopo la cresima la deriva dei giovani è la stessa sia al Sud che al Nord tant’è che si convive (molto più al Nord) e se poi “ci scappa un figlio” dice … Al Sud la Chiesa svolge un altro ruolo: non sociale, ma di identità. È quasi imposto dai nonni la frequenza in Chiesa nei primi anni di vita…

IL REFERENDUM
E veniamo infine alla causa di tutta questa chiacchierata: il referendum consultivo. Un referendum per chiedere più autonomia. Attenzione! Non per diventare regioni a statuto speciale (bisognerebbe cambiare la Costituzione), semplicemente – recita il quesito – avere più libertà in quelle materie concorrenti fissate dal 116. Quali altre materie non si capisce dal momento la Regione sfrutta già al massimo la sua autonomia anche nelle tanto citate materie fiscali. È un’operazione solo politica, “un segnale” lo definisce la nostra corrispondente “quando ad un milanese chiedi di mandar giù a Roma i suoi soldi che poi torneranno dimezzati sotto forma di servizi inefficienti. …beh!” dice lei che voterà SI come molti suoi conoscenti di varia appartenenza politica. Stando così le cose dovremmo chiederlo anche noi perché il rapporto tasse/qualità servizi è molto più sbilanciato da noi (Dati del Sole 24 Ore). Almeno adesso la colpa è di Roma e non del Sud. Un cambiamento importante

E veniamo alle conclusioni … che giustificano anche l’immagine presa a prestito da un bellissimo libro.

Giovani di una 20 di anni, che abitano in palazzi che su per giù anno la stessa età. Segno che la maggior parte di quelle coppie (del Sud ricordo gli ultimi dell’ondata degli anni ‘60) si è incontrata magari sul posto di lavoro e ha deciso di trasferirsi lì, cioè di prendere una sistemazione stabile quando aspettava il primo figlio a 25-30 anni circa. Il lavoro quindi lo avevano già entrambi. Adesso dice lei il figlio ci scappa … il costo è insostenibile se non hai la certezza di un lavoro che arriva sempre più in la. A 25 30 anni significa negli verso la fine degli anni ’80 quando chi dava lavoro era spesso quello che poi reinvestiva in palazzi e strutture dove andavano ad abitare appunto chi trovava lavoro. E viceversa si costruiva per dare lavoro e così via. Un’economia ancora industriale. Adesso la grande produzione è finita e restano multinazionali, centri commerciali o l’estero.
L’economia calabrese non ha mai visto le industrie (tant’è che la ndrangheta va a riciclare al Nord) non si sono mai avute grandi masse di operai al Sud, è più facile quindi trovare piccole attività familiari (turistiche o non), lavoro indipendente che al Nord non sarebbero competitive, ma qua riescono o meglio riuscirebbero.

Questo perchè la competitività richiesta dal nuovo ciclo economico non riguarda più settori interi dell’economia (per cui l’agricoltura del Sud rimaneva indietro e l’industria del Nord no), ma è entrata nelle città aprendo disuguaglianze all’interno. Le periferie fisiche non vengono più costruite, sono individuali ora. La competizione riguarda il singolo.

Non è un caso che la lingua ne risente: l’identità si evolve paradossalmente più nei contesti piccoli che in quelli enormi dove rischia di perdersi; Si sviluppa il capitale territoriale che altrimenti è spolpato. Curzio Malaparte scriveva “il destino del mondo è diventare Napoli” in generale tutto diventa la sua periferia quando il centro si sposta ecco perchè attenti al Sud. Nella situazione dei giovani l’Italia si sta molto avvicinando e chissà che la via d’uscita sarà fatta proprio di piccole attività autonome. Molto meno in quella delle donne. L’immigrazione che riguarda il Sud anche è meno qualificata e selezionata di quella del Nord oltre ad essere di più vecchia data rispetto alla recente che va al Nord e in un’Italia che invecchia sempre di più questo sarà centrale.

Saverio Di Giorno

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