Il M5s … berlusconiani anonimi

Video del 18 febbraio 2013.
Purtroppo vent’anni di Berlusconi non si lasciano facilmente alle spalle. Hanno modificato il linguaggio, la sintassi della politica. Berlusconi è stato outsider, fuori dagli schemi, divisivo più di ogni altro (o io o loro e loro sono i comunisti) e si è servito di tutto quello di cui poteva servirsi: la televisione, il calcio.
Poi tutta la retorica dello “scendere in politica” dalla “trincea del lavoro” di chi si è fatto da solo (qualcuno ha detto che è stato il nostro Trump) in un sistema da ribaltare.
Naturalmente la base economica dalla quale è partito, i legami criminali (Dell’Utri in primis) e il voto di scambio che al sud gli ha garantito un bacino di voti costanti è stata o nascosta o narrata diversamente: la retorica di colui che è minacciato e perseguitato da giornali e giudici di sinistra. Infine un ultimo aspetto, ha creato più che elettori, complici: condoni ecc. Se siamo tutti un po’ evasori non ti metti a criticare il capo degli evasori. Siamo pieni di quelli che “I grandi non li acchiappano mai, solo a noi piccoli” quelli che “Ma io cinquanta euro, mica cinquanta miliardi” ecc ecc.

Grillo consapevolmente o meno ha riutilizzato in versione 3.0 queste tecniche. La retorica del cittadino comune invece di chi si è fatto da solo ti fa immedesimare, di lui che è cacciato dalla Rai, dal PD perseguitato dai giornali e dalle tv per non parlare delle lobbies e così via. Tutto questo deforma la realtà: o lui o gli altri e la verità sta solo da una parte. E poi l’outsider estraneo alla politica che anche qui decide di non restare con le mani in mano.
Non elettori anche qui, ma fans: sono spariti in fretta “gli amici di grillo” che organizzavano meet up, manifestazioni e provocazioni nei comuni, per vedere ancora selfie ecc.
Non più la D’Urso a rincoglionire i telespettatori, ma il web per i nuovi web dipendenti.

Peccato per le opportunità e i cambiamenti non approfonditi: un nuovo modo di fare politica, più diretta, le potenzialità della e-democracy (accolte goffamente dagli altri vedi Mdp), nuovi temi in politica “decrescita” “energie alternative” e imperativi che da tempo mancavano: onestà (o competenza?)

Rimane la dicotomia out… out… e tutti puntano il dito su forze pervasive e oscure contro le quali poco si può fare. Tutti ciò fanno leva sulla diffidenza e sul dubitare di chiunque. Siamo soli. Dalle sette religiose ai corsi per imprenditori a quelli di autostima utilizzano queste tecniche di manipolazione.
Rimane anche un’altra cose: le regole ad personam. Le comunarie per eleggere la Raggi hanno avuto questo difetto e ora anche le elezioni per il candidato premier. Si ammettono anche gli indagati come Luigi Di Maio indagato per diffamazione. Le regole possono essere cambiate in qualunque momento: è una cosa molto grave.

Berlinguer quando parlava di questione morale non si riferiva ai casi illegalità (che possono essere fisiologici oppure sintomatici, cronici), ma parlava di “un’occupazione delle istituzioni da parte dei partiti” Le istituzioni sono – dovrebbero essere – depositarie dell’interesse generale dello Stato, mentre i partiti sostengono ciascuno la propria visione del bene comune e su quella base chiedono il consenso dei cittadini. I partiti cioè debbono essere strumenti di comunicazione tra il popolo degli elettori e le istituzioni, dunque tra la società, i ceti sociali e le categorie professionali che la compongono, i loro legittimi interessi dei quali reclamano la tutela, e le istituzioni che rappresentano lo Stato e la comunità nel suo insieme. La società esprime interessi del presente, le istituzioni debbono avere invece una visione più lunga che guarda anche al futuro dei figli e dei nipoti. Entrare per modificare questo, significa distruggere la democrazia.
Sicuramente inaugurata con Belusconi (nel 2006) i tentativi più gravi sono stati fatti dai tentativi di riforma costituzionale, ultimo quello del 4 Dicembre del PD. Ma l’idea di cambiare regole per piegarle alla situazione è quella che sottende certi comportamenti.

Se tutti i punti di riferimento non sono validi universalmente … ci si sente “soli”. E bisogna diffidare, lacerando i rapporti sociali. Il relativismo diventa nichilismo.

Saverio Di Giorno

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