Migrazioni. Storie ordinarie di sud-ditanza

Chiamale se vuoi disperazioni. Quello che in realtà sono poco importa, il problema è la causa.

Non sono nè Totò, nè l’onorevole Trombetta i protagonisti di questa scena che in comune in realtà con il film non ha nulla se non il fatto di essere surreale. E il fatto di essere su un treno.
Un intercity Napoli-Reggio Calabria. Quando? Non negli anni ’50, ma comunque in ritardo. 35minuti di ritardo il treno, 30 anni queste terre.
Quanto al copione lo sceneggiatore si è divertito a scrivere battute fatte di luoghi comuni, da un tono canzonatorio a tratti sprezzante cotrapposto da toni pacati e sguardi di superiorità. I due attori, perchè di recita si tratta, sono un Maggiore della marina militare di Messina e un grossista di abbigliamento, rigorosamente a nero, di Catanzaro.

Immaginate di essere su questa tratta mentre leggete un articolo su l’Espresso I figli degli immigrati? Sono i più bravi a scuola e che la vostra attenzione sia attratta da una così singolare dialogo. Sui treni possono esistere queste combinazioni e finiscono anche per combinarsi le parole dette dai due con quelle lette sul giornale. Il risultato è quello che leggerete. Risultato anche di due ore e mezza di tempo … il diario di bordo di un viaggio tutto sommato banale.

PARTE PRIMA
Ci sono un Maggiore, un evasore e uno studente. Il disservizio di trenitalia (i 35 minuti di ritardo) diventa il simbolo di tutti i disservizi dell’Italia e così noi nei nostri due protagonisti possiamo vedere l’idealtipo di milioni di italiani l’un contro l’altro armati. Idealtipo estendibile a tutta l’Italia … la provenienza non fa che accentuare un disagio (comunque diffuso), così come l’accento siculo e calabrese non fa che accentuare i suoni.

Dicevamo del ritardo del treno ovviamente tutto italiano “picchì (perchè) ntra Germania si cose nun si vidanu” (queste cose in Germania non sarebbero successe) “i puru ntra Germania sung drittu” (nella Germania anche lui è ligio alla legge). Facile la risposta del Maggiore “Il fatto che i servizi siano migliori non giustifica un comportamento scorretto qua” La risata più che esplicativa del grossista calabrese chiude il primo match.
“Scusate si’ non mi danu servizi picchi l’aggia pagà” (l’argomento è un po’ più forte: se non ho servizi perchè devo pagare?) al che chi scrive entra a gamba tesa “Mi scusi come può pretendere correttezza in alto se non lo è per primo lei?” ” A cu si figghiu tu?” (A chi sei figlio tu?). Per capire la risposta bisogna capire la logica sottesa e in realtà non è difficile. Una sorta di coscienza di classe: si può essere corretti solo se uno può permettersi la correttezza. In Gomorra direbbero i sord fann l’omm onest (non necessita di traduzione).
Alla mia risposta – guardi sono figlio di un disoccupato e una casalinga – interviene ancora il Maggiore: “mio padre era tassista, ho fatto sacrifici, lavoravo e studiavo poi mi sono arruolato in marina e ho fatto missioni all’estero Somalia, Ecuador, Afghanistan, Turchia e ora sto qua” “Ca pur papà era poveriell … agghiu studiat, avia nu locale. Ho dovuto chiudere e pur pper chiudere aiu pagatu!! 7000 euro”

A questo punto abbiamo un po’ di elementi per poter iniziare a tratteggiare un’analisi: il maggiore infarcito di un’ideologia tutta americana per la quale chi fa sacrifici riesce. Questo ruolo e quelle battute le hanno recitate prima di lui decine di altri attori … lui, Will Smith, Al Pacino ecc. quanti film ci raccontano di queste scalate? Dall’altra abbiamo un’altra ideologia: chi nasce svantaggiato non riesce. Senza santi in paradiso … Due ideologie, entrambe sbagliate perchè decontestualizzate, in una nazione come l’Italia caratterizzata da un immobilismo sociale spaventosa è dura riuscire nonostante i sacrifici, oggi più di ieri. A questo bisogna togliere alcune categorie che permettono una più che rapida ascesa tra cui appunto le forze dell’ordine (a gradi già un po’ più alti). Ed è appunto quello che ho fatto notare al Maggiore.

Beh deve riconoscere che la sua categoria è privilegiata … ha due iphone” “Indubbiamente guadagno molto oltre la media di chi fa altri lavori alla mia età (43 anni)” la battuta al grossista “Amico mi tu ti fai 3000 euro al mese eh?!” “Mah guardi lordi di più. Sono 6000. Con viaggi e malattie pagati e spesati” Un “complimeeenti” tra il sarcastico e il risentito dà luogo ad una pausa imbarazzante. Il maggiore probabilmente sente il bisogno di giustificarsi, ma riprende l’ideologia di prima: “Io con gli iphone ci lavoro, vengo pagato, tanto certo, ma per i rischi che corro” ma è facilemente smontabile “Adduv in Afghanistan? I vacanzi pagati? I pure rischiu mi mancanu due jidit: ho pagato io 289 euro” (Dove in Afghanistan? le vacanze pagate? Io pure rischio: mi mancano due dita: ho pagato io 289 euro) la difesa continua: “Ma a me prendono il 48% dallo stipendio” “A mia pur pigghiavanu assai, picchissu aiu chius … ntra Germania no! Mo faccio u grossista Vibo, Reggio, Catanzaro, Cusenza tutto a nero nun sapit nu cazz e vi pigghiat sta minchia” (Anche a me prendevano molto, per questo ho chiuso … nella Germania no! Ora faccio il grossista , rifornisco l’intera Calabria tutto a nero così non posso prendere nulla). Il grossista è in vantaggio a giudicare dalla faccia del maggiore e ne approfitta: “Rifornisco pur a bua, ntri tribunali, ntri caserm” (Rifornisco anche a voi – lo STato – nei tribunali, nelle caserme)

Un altro filone dell’analisi. Un altro mezzo per la scalata sociale è l’illegalità. Guadagni facili, istantanei e cospicui. E in effetti in Italia costituisce una grossa fetta dell’economia. Ultime battute. Provo ancora a rientrare in scivolata.

Ma non crede che il problema non sta tanto nei loro stipendi troppo alti, quanto tutti gli altri troppo bassi” “Ma adduv stai tu? U problema è Roma!” (Dove vivi tu? Il problema è lo Stato) “Ma che differenza c’è tra loro e lei?” “Ca iu teng i responsbilità loro? Aia paga sul io i tassi … l’unico strunz?!” (Io lo stesso responsabilità loro? Le devo pagare solo io le tasse … l’unico idiota?) al che il maggiore: “In Germania hanno più servizi anche perchè c’è meno evasione” “Picchì arrabnu ‘i menu” (Perchè rubano meno) al che il Maggiore “E quindi che soluzione ha?” “Si n’ana i’ … fuori!” (se ne devono andare) “Beh a Roma il M5s non ha cambiato molto” “Lassa sta amico mi’ i giornali fissarie dicinu … è tuttu nu mbruagliu'” (Lascia stare, i giornali dicono fesserie è tutto un inganno)

E con queste ultime chicche finisce. Persone fallite socialmente che hanno l’impressione che tutto il mondo gli vada contro. Il complotto è il miglior modo per non cercare le cause vere e quindi ecco una buona parte dell’elettoralto del M5s (30% che quindi non scende con gli scandali). Dall’altra parte chi ha provilegi si convince che il merito sia esclusivamente suo. Combinate sono il modo perfetto per avere lo status quo.


Torniamo al futuro

PARTE SECONDA
Quali sono gli effetti? Entrambi hanno dei figli. E paradossalemente danno gli stessi consigli: cercati una posizione, un buon guadagno. Paradossalmente perchè questo dimostra che non solo non esiste alcuna coscienza di classe, ma nemmeno alcuna classe. Gli interessi sono in comune, anche se i problemi no.
Questo è il vero passaggio che si è verificato tra gli anni 80 e 90 nella società italiana. Quando è entrato in crisi il sistema di produzione keynesiano-fordista. Cioè quando non era più in grado di sostenere le promesse.

Fino a quel momento per un ragazzo del Sud era fondamentale la spinta negli studi a cui seguiva l’emigrazione al nord dove far fruttare la preparazione. Non è un caso che molti posti qualificati erano occupati da giovani del sud (soprattutto insegnamento e medicina).
Chiamatela se volete ansia di riscatto. Determinazione. Grinta.
Parole che invece stanno adesso in bocca ad altri studenti: il diciassettenne Cristopher Joni, di Varese per lui sfondare nel mondo della musica non è un sogno, ma un obiettivo concreto. Ha programmato tutto. «Era il sogno di papà, adesso è anche il mio», racconta. Cristopher è nato in Italia da genitori albanesi, fuggiti nel 1997 da una Tirana tormentata dal tracollo economico e dalle sparatorie. E poi Kristof, Hajar Nafidi e centinaia di altri ragazzi del rapporto OCSE di Pisa.
“Per la prima volta, nell’anno scolastico 2013-2014, gli studenti di seconda generazione hanno superato quelli immigrati in prima persona: questo significa una riduzione dei problemi nell’apprendimento della lingua italiana. Inoltre gli istituti professionali non sono più la prima scelta per gli studenti non italiani, che adesso s’iscrivono più numerosi agli istituti tecnici e ai licei. Infine, sempre più giovani di origine straniera si iscrivono anche all’università (a differenza di quelli italiani in contro tendenza), contribuendo ad innalzare il livello medio di formazione della popolazione.”
Storie di ragazzi migranti
Il quadro che esce va oltre il fatto che gli immigrati di seconda generazione hanno un rendimento migliore di quello degli italiani. Loro progettano. Puntano a cose precise. Cose che hanno dimenticato i giovani italiani

E’ il cambiamento più importante nelle caratteristiche della classe media italiana: ossessionata dalla realizzazione, aratterizzata sempre dal sacrificio in vista di qualcosa, al pensiero futuro sacrificando il vivere adesso … fino ad un certo periodo poi il sistema non ha più potuto garantire il premio a tanti sforzi e ora l’obiettivo (il prendere) è rimasto ma schiacciato sul presente, senza progetti. Il benessere non passa più per la realizzazione. Basta il primo.
Cosa ancora più stridente per gli ambienti a Sud.
Quei pensieri, quell’arrivismo in embrione ora si è traslato nei nuovi immigrati. Non più valige di cartone in lunghe traverste da sud a nord, ma barconi ancora più lenti. Da sud a nord.
Chiamateli se volete Ismaele parafrasando Moby Dick nella famigerata traduzione di Pavese.
La balena bianca si può avvistare non più sulle coste adriatiche o tirreniche affaciandosi sui treni in corsa ma dalla sponda dell’Africa.
Per tutti gli altri senza desideri non deve sorprendere che di bianco resti solo la polvere i cui consumi aumentano continuamente.

Saverio Di Giorno

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