Inghilterra. Corbyn e corbellerie varie sulle elezioni

Parleremo di un voto che un capo di governo fa su se stesso per rinforzarsi, ma rischia di dimettersi. Non siamo in Italia, non è il 4 Dicembre e non è Renzi. Ma è l’Inghilterra della May.
Il responsabile è Corbyn.

Corbyn è uno che chiude i comizi con una poesia di Shelley e canta blues come Grillo a Genova, ma con esiti diversi.
Segno che non è il blues l’ingrediente della vittoria. La musica è un’altra.
A leggere le analisi del Guardian gli elementi in comune tra Grillo e Corbyn non sono solo quelli musicali: il motivo della popolarità di Corbyn sta proprio nella sua estraneità alle regole della politica, nella sua mancanza di realismo. Qualcosa che ricorda molto da vicino gli editoriali del Corriere sul M5s.
Insomma nell’Inghilterra di Blair uno che propone nel programma nazionalizzazioni, implementazione del servizio pubblico, redistribuzione della ricchezza, nuova fiscalità progressiva ecc è sui generis persino per il Guardian.
Quando c’è un fenomeno non ancora inquadrabile nelle categorie classiche le narrazioni e le spiegazioni si avvicinano e si confondono.

Completamente diversa la lettura dei nostri media: tra chi dice che è un voto anti-Brexit (sulla lunga scia dell’europeismo di Macron) e chi completamente opposto vede un’opposizione all’Europa e un’alternativa alla May. Ad ogni modo la lettura è monopolizzata sull’Unione Europea.

Proviamo con una terza … via.
Corbyn ha toccato una parte di elettori trasversali operai, impiegati, ma anche studenti quindi persone che hanno votato si e no al referendum sulla Brexit, quindi evidentemente la lettura nostrana non è corretta. D’altra parte l’Europa non è mai stato un tema decisivo nelle elezioni e in particolar modo in quella fascia di elettorato. Paradossalmente non lo è stata nemmeno sulla Brexit se non indirettamente: il problema era la disoccupazione, la povertà e così via.
Poi c’è l’altro lato: gli altri. Oltre a Jeremy avevamo austeri politici conservatori, brillanti finanzieri, si direbbe visivamente diversi. E quindi probabilmente l’outsider come direbbe il Guardian ha gioco facile su questo.
Dopo tutto è una tendenza comune quella di cercare persone che con i partiti hanno poco a che fare (Macron!).
Tendenza che si confonde quella di estremizzare la scelta: Le Pen figlia è cresciuta e acquista seggi anche Melenchon. E poi c’è Trump.

Altro ed estremo. Non importa che sia destra o sinistra purchè tenda agli estremi.

Altro ed estremo non solo. La sensazione è che si vada per tentoni, per prove successivo e il consenso accumulato si può perdere in un attimo… forse anche perchè lo strumento di misura non sono che le impressioni.
La conseguenza è duplice: in un quadro così instabile si ha bisogno di sistemi che consentano si mantenere i numeri ottenuti quindi sempre più un frustrare il pluralismo e un doversi appoggiare a partiti omofobi, pseudofascisti come quello su cui si appoggia la May.

Saverio Di Giorno

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