Io, Falcone e la mafia

Quante volte oggi avete sentito il nome Falcone. E’ bello nominare Falcone, ti fa sentire parte di qualcosa e ti fa sentire l’eco di un esplosione che atterrisce.
Questo è un articolo, un insieme di parole e quante volte per uno come me scrivere parlare è sempre accompagnato da cose del tipo “ma sono solo parole”! Perché per uno come me?
Lasciate che vi racconti una storia: sono uno studente calabrese eppure scrivo da Napoli. Sono qua per studio e mi trovo in una residenza fatta apposta per gli studenti. Il presidente dell’azienda Adisu che gestisce la residenza è agli arresti domiciliari, ma questo lo avevo già raccontato in …
Perché lo riprendo? Perché due giorni ero a mensa, mangiavo e parlavo con gli addetti che lavorano lì e che mi dicono che è da sette mesi che il loro stipendio non viene pagato. Idem quello della sicurezza. Poi ci sono ogni tanto problemi elettrici e passano settimane o mesi (a seconda del problema può mancare la luce o altro) prima che qualcuno aggiusti qualcosa. Gli studenti però le rette le pagano perché sollecitati o perché presi dalla borsa di studio. Vi pare un caso un arresto per camorra e ritardi nei pagamenti e mancanze nell’erogazione dei servizi? E se quei soldi che dovevano andare agli operai se ne fossero andati in tangenti?
La residenza è in un quartiere malfamato di Napoli (Gianturco, pressappoco dove c’è il tribunale e il centro direzionale) e quando chiudono i negozi dei cinesi, attaccano il loro lavoro le prostitute. Qualcuno si azzarda a dire quali strade sono controllate da quali clan a parte le famosissime Forcella e Sanità contesa tra la paranza dei Sibillo e altre, ma sono informazioni che non posso verificare. Napoli non è il mio luogo. Ci sono venuto perché nella mia testa aveva più opportunità.
Il mio luogo è la Calabria, l’alto tirreno cosentino. Un luogo che sento spesso nominare a Napoli con gioia, perché al contrario è un luogo non di opportunità , ma di vacanze. Se Gianturco è desertico, L’Alto Tirreno no anzi alberghi, ristoranti, lidi (ieri più di oggi), supermercati. Vivo non per il turismo sempre più carente o per la bravura degli amministratori, ma perché quei supermercati riciclano denaro sporco, perché gli alberghi sono in mano a personaggi quantomeno oscuri e così via.
A questo penso quando scendo in Calabria, quando vedo la Salerno Reggio Calabria mai finita (nonostante i proclama vari), quando sento i ponti che improvvisamente cadono. Penso alla luce in residenza che improvvisamente va via. A questo penso quando penso alla mafia.
Non penso certo all’esecuzione dell’ex boss in Sicilia ormai fuori dai giochi, penso invece ai supermercati nella Lombardia controllati da Cosa Nostra, dai Santapaola. Penso alle banche che hanno potuto rifinanziarsi in tempi di crisi grazie a fondi sporchi. Penso che in quegli alberghi, nel retro lavorano immigrati e quindi penso ai 68 arresti ad Isola Capo Rizzuto (nella mia Calabria) di ndranghetisti che gestivano il business sui migranti intascandosi i finanziamenti e lasciando che mangiassero “cibo per maiali”. Questo ho pensato anche mentre mangiavo anch’io a mensa e ascoltavo quei resoconti.

Ecco cos’è la mafia. “E mo che hai risolto? Si è accesa la luce? Sono solo parole!”

Cos’è invece Falcone per me? Un magistrato, l’inventore di un nuovo modo di investigare: tramite un pool (in realtà fu il suo maestro, l’ispettore Boris Giuliano a brevettarlo poi dai pool milanesi a quelli palermitani è tutto un fiorire di “collaborazioni”), un intellettuale e un uomo di estremo coraggio. Adesso dopo morto. Da vivo no, da vivo era chiamato “saltimbanco televisivo” perché amava andare in tv, fu detto che prendeva le indagini solo se gli avessero portato giornalisti a fotografarlo, fu denigrato. Da vivo.

Gli furono negate le cariche al CSM, come procuratore nazionale antimafia (la superprocura è una sua idea) ecc. Da vivo. Perché “questo è il paese felice dove devi essere ammazzato per essere credibile” l o dice lui rispondendo ad una domanda innocente e quindi agghiacciante di una ragazza.

Poche settimane prima ci fu un fallito attentato all’Addaura e fu anche detto che se la mise lui la bomba per farsi pubblicità. Ma sono corsi e ricorsi che hanno subito moltissimi.
“Da chi è protetto?” “Ma sono solo parole che fai”
Il Maxiprocesso fu una svolta epocale e fu un successo. Falcone e cinquanta giorni dopo Borsellino morirono perché furono lasciati soli e lo dicono loro stessi …
https://www.youtube.com/watch?v=Lacn0MsBzyU
La loro morte ha scosso le coscienze per le modalità e la vicinanza. Fiumi di persone si riversarono e la loro memoria è da insegnamento e stimolo. Manifestazioni e associazioni
“Si ma sono solo parole e chissà cosa c’è sotto a ste associazioni”
E forse è così perché allora non si spiega come mai il pm Nino di Matteo che porta avanti da anni il processo sulla trattativa Stato mafia è considerato un povero illuso. Perché il procuratore di Catanzaro Gratteri lamenta insufficienza di mezzi e una giustizia che rende “conveniente delinquere”. Sono soli anche loro. E loro parole? Sono solo parole appunto. Dopo quelle parole Costanzo subì un attentato.
Ma se sono solo parole allora spiegatemi perché quando al Sud si nomina un cognome cala un silenzio di imbarazzo e paura? Perché in piazza nei paesi non si può guardare a tutti allo stesso modo. Non si può nominare mai il diavolo all’inferno. Sono solo parole o no? La Camorra non si chiama così, si chiama Sistema, la ndrangheta si autodefinisce onorata società: dare in nomi giusti è importante significa de-finire. Baricco in Castelli di rabbia scrive “Tutte le cose che ci fanno paura hanno un nome così che possiamo controllarle” Non nominare un nome di un mafioso è implicitamente e inconsciamente una resa: non sai come controllare quel nome. Invece bisogna controllare i nomi di Falcone e Borsellino per evitare che diventino troppo grandi, per avere le loro idee e le loro azioni alla nostra portata.
Eppure Falcone pensava che “la mafia è un fenomeno umano e in quanto tale ha un inizio e avrà una fine” Cioè pensava che il fatto che le cose siano così, non vuol dire che debbano andare così. Che se non cambiano non ci sono scusanti: manca la volontà o sta bene. Erano gente così convinta delle loro idee che è stata disposta a mettere a rischio la vita. E non solo la loro: 25 anni fa morì la moglie e la scorta. Cioè era gente che pensava che bisognava lottare perché tutti stessero bene, non solo per avere una tranquillità tua perché altrimenti è inutile. Significa che per ogni centro costiero dove si riempie di turismo e alberghi, c’è un Gianturco desertico popolato da prostitute e clochard, che se non sono rispettati i diritti di un solo uomo un solo migrante, sono in pericolo e in discussione le condizioni e i diritti di tutto. Questo fa la mafia.
Una commistione tra economia e mafia sempre più stretta che “mina le basi della democrazia”. Perché un paese così non può dirsi né civile, né libero, né democratico. Semplicemente perché non è più un paese sano infiltrato è un paese che si è potuto reggere grazie alla malattia (le metastasi sono ovunque ) la quale ha bisogno di faccia legale. Non lo dico io, ma Cantone alla luce delle indagini ovunque in Italia. Dopo 40 anni di governi democristiani incapaci e mafiosi si è passati (dopo il 92) a ristabilire l’equilibrio e le garanzie mafiose con 20 anni di Berlusconi per arrivare ad avere una politica che non decide più nulla perché i fulcri economici sono altrove.
Ma che non decide più nulla perché chiunque provi a fare qualcosa, chiunque provi a dire qualcosa è stroncato da “ma tanto è protetto”, “Ma sono solo parole”, “chissà che c’è sotto” . La diffidenza fa comodo: non richiede impegno. Se non posso essere come loro allora devo denigrarli, allora sono sospetti. Certo è motivata da decenni di delusione, il dubbio è naturale e legittimo, ma allora si dicano altre parole “Chi lo protegge?” “Chi c’è sotto?” Già solo impegnarsi nel cercare di scoprirlo è utile. Ma quei nomi non sono solo parole evidentemente.
Gaber scriveva: se ci è concessa libertà di parola, è perché significa che questa è ritenuta inutile. Perché si può parlare senza dire nulla.
Come ci sono silenzi pesanti, come quelli in piazza o nei discorsi al Sud, ci sono parole pericolose, parole totali e cioè d’amore che infrangono cose più dure dei vetri. Già sono solo parole e mettono in crisi interi sistemi. Gridare quei nomi, quelle parole è più fragoroso di una bomba a Capaci, copre quell’eco e quel terrore. E lo trasforma in rabbia, in un Castello di rabbia, poi magari l’onda lo distrugge, ma non lo fa sparire come le parole e le idee che non muoiono mai ma alla lunga anche le onde non ce la faranno più a buttarlo a terra perché tutti i fenomeni umani hanno inizio e fine.

Saverio Di Giorno

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