L’omofobia che unisce 3000 km: asse Cecenia-Campania

Cos’hanno in comune Andrey, cittadino della Cecenia, scappato dal suo paese perchè torturato, e Alessia Cinquegrana, aversana, prima trans ad essere convolata a nozze?
Sono entrambi ‘colpevoli di omosessualità‘.
Colpevoli di amare.
Colpevoli dunque, di essere umani.
Due persone, che se pur collocate quasi ai capi opposti della terra, camminano con lo stesso timore negli occhi: la paura di non essere accettati, di essere diversi, di leggere il disprezzo nello sguardo altrui.
Ci vantiamo d’essere moderni, all’avanguardia, al passo con i tempi, eppure il vedere graffiti con insulti omofobi, non ci lascia sgomenti. Né tanto meno ci tange il venire a conoscenza delle atroci torture praticate agli omosessuali nella periferia di Grozny.
La ‘zvonok Putinu’ (telefonata a Putin) e’ la tecnica di tortura più gettonata, usata dai provokator, (dopo ‘la sedia’): consiste in una dinamo che fa passare scariche elettriche nel corpo del prigioniero, attraverso il lobo dell’orecchio.
Parliamo di moderni bunker, contenenti anche 40 persone nella stessa cella, nei quali viene praticata ed esercitata giustizia privata con la complicità delle forze dell’ordine stesse.
Estorsioni, pestaggi e ricatti: azioni brutali, compiute in nome dell’onore del Paese, con l’intento di bonificarlo da vergogne simili.
Andrey ora è in una safe house a Mosca, ma non ha più il coraggio di definire “casa” il luogo in cui ha subito quei soprusi e da cui e’ stato rinnegato. Tanti altri giovani, accomunati dai suoi stessi trascorsi, sono con lui, ma per il loro paese, o meglio, per  Ramzan Kadyrov che lo rappresenta “non sono mai esistiti”.
Alessia invece è qui.
Rinnegata dalla stessa gente che una settimana fa ha visto gioire con lei attraverso il suo velo bianco, oggi è al centro di un turbine mediatico: insulti sui social, offese alle famiglia, oggetto di articoli giornalistici denigratori.
Il suo “matrimonio-senza-intervento” ha fatto scalpore e l’ha trasformata, agli occhi dei suoi concittadini, in un fenomeno da baraccone: mezzo uomo e mezzo donna.
Credo sia fondamentale oggi, giorno che precede ‘La giornata mondiale contro l’omofobia’, riflettere a fondo sugli inquietanti punti di contatto che uniscono le due persone sopracitate.
3000 km colmati dallo stesso disagio sociale che Alessia ed Andrey sono costretti a vivere ogni giorno, in paesi diversi ma incredibilmente vicini. In occasione del tredicesimo anniversario dell’ IDAHOBIT,  voltiamoci per vedere quante conquiste abbiamo raggiunto e quanti passi abbiamo fatto, ma soprattutto quanti ce ne restano ancora da fare per essere chiamati davvero…essere umani.
Alina D’Aniello
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