Turchia. Il referendum turco europeo

Il referendum in Turchia vinto da Erdogan con il 51% dei voti è l’apertura di tutti i media. Perchè? Sicuramente stando così le cose (e molto di più se la promesso di introdurre la pena di morte avrà un seguito) la Turchia non potrà più entrare nell’Unione Europea e questo significa complicazioni non indifferenti dal punto di vista politico (come ponte e calmiere di tutta quella regione) e molto di più dal punto di vista economico: molte risorse transitano dalla Turchia.
In tutto questo le problematiche più importanti potranno subire cambiamenti: migranti e lotta al terrorismo. Per questo ci riguarda così da vicino.
Tuttavia a mio avviso c’è un altro punto più sotterraneo che dovrebbe interessarci e che in qualche modo si lega ai precedenti articoli. Un punto tutto europeo.
Ma andiamo con ordine:

– Cosa prevede la “riforma” costituzionale?
Capo dello Stato: sarà eletto direttamente dal popolo; acquisisce tutti i poteri esecutivi fino ad oggi attribuiti al premier che quindi scompare come figura. Il nuovo capo dello Stato avrà l’autorità per proporre leggi e rimettere al Parlamento disegni di legge chiedendone la revisione e, qualora sorgano dubbi di costituzionalità, chiedere la pronuncia da parte della Corte Costituzionale. Il presidente della Repubblica acquisisce la funzione di nomina e destituzione di vicepresidenti, ministri e funzionari governativi, ma soprattutto il potere di emettere decreti legislativi su argomenti normalmente di competenza del governo, con l’esclusione di materie relative a libertà fondamentali e diritti civili e politici. Il presidente potrà mantenere il legame con il proprio partito di provenienza (al momento non è possibile per salvaguardare l’imparzialità) . In caso di stato di emergenza, il presidente della Repubblica potrà anche proporre la sospensione o la limitazione di diritti civili e libertà fondamentali.
. Ricordo solo che Hitler usò una clausula del genere

Parlamento: viene ridimensionato il ruolo di controllo che il Parlamento esercita su governo e presidente, potrà solo richiedere informazioni, indire riunioni per discutere le azioni dell’esecutivo e del capo dello Stato, potrà sollecitare risposte da parte dei singoli ministri con domande poste per iscritto. Viene abolita la mozione di sfiducia del Parlamento nei confronti di presidente ed esecutivo.

E’ passata quindi questa riforma (11-12 giorni per ratifcarla) e andrà in vigore dal 2019 anno delle elezioni salvo uno scioglimento anticipato. Prima di tutto c’è da chiarire se il referendum sia effettivamente valido, un documento di 14 pagine dell’Osce (documento osce turchia) dice che la qualità non è granchè e non tanto per come “sono stati amministrati”, ma perchè i cittadini “non sono stati messi nelle condizioni di giudicare in modo imparziale” sia per l’uso dei media che delle vere e proprie violenze come nelle province del sud est contro i curdi e giornalisti vari. Insomma il referendum “potrebbe” essere stato inficiato, in particolare questo riguarda 2,5 milioni di voti.
Se valido tuttavia è difficile che Erdogan vada ad elezioni perchè il partito ha perso consensi anche nelle sue zone. Ma l’analisi del voto rileva anche altro.

Il voto. L’affluenza al voto si è registrata all’86 per cento su oltre 56 milioni di elettori in 81 province. Prima di tutto il mancato supporto di parte della base elettorale dei due partiti al progetto presidenziale di Erdogan. Il risultato diventa ancor più significativo se si considerano i mezzi economici e mediatici impari della campagna elettorale condotta dal blocco del sì a confronto con quello del no.
I dati mettono in evidenza che il no ha vinto nelle città principali tra cui Istanbul (51,4%), Ankara (51,2%) e Smirne (oltre 70%). Ad Istanbul il no ha prevalso anche nel distretto di Uskudar, dove risiede Erdogan. Il risultato che emerge nelle città economicamente e industrialmente più sviluppate (Tranne Gaziantep e Kayseri) si contrappone a quello delle province interne e rurali del Paese, indicando una profonda spaccatura tra il contesto urbano e rurale del Paese, tra l’altro abbastanza previdibile, luoghi facile preda della propaganda pressante. Nelle città anche gli elettori Akp più istruiti risultano avere preso posizione a favore del no.

E veniamo al dato secondo me per noi più rilevante : è stato il voto all’estero a regalare il maggior successo a Erdogan: dalla Germania all’Olanda, passando per Austria e Belgio il ‘Sì’ ha superato il 60 per cento, andando in molti casi anche oltre, mentre la riforma è stata bocciata dai turchi residenti in Svizzera. A schierarsi con Erdogan sono state soprattutto le comunità residenti in quei paesi – Olanda, Germania e Austria – contro i quali il presidente ha alzato i toni della polemica negli ultimi mesi. In no ha prevalso in altre nazioni come il Canada e l’Inghilterra.

Questa parte lo rende “nu refendum turco europeo” (parafrasando Eduardo Scarpetta). Quanto erano integrati i turchi che vivevano qua? Anche tenendo conto che non vivevano affatto ai margini delle società, anzi buoni ruoli e in società che si considerano esemplari da quel punto di vista.
Ancora se questo lo aggiungiamo alle parole che Erdogan ha usato per descrivere le sua vittoria, descrivendola religiosamente come una “crociata” e all’immagine che dà la moglie di se… appare importante non tanto la coloritura religiosa in sè, ma come forme autoritarie, ritorsioni dittatoriali se ne servano sempre di più. Un ritorno spaventoso.
E inoltre in questo referendum l’Europa ha dato ancora una volta prova di scarsa coesione.

Trump fa i complimenti

Saverio Di Giorno

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