I Daspo urbani e la disperazione umana

Proverò a dare conto di alcuni fatti che si stanno verificando intorno a noi che credo sintomatici di qualcosa di più profondo.
Quindi quello che farò, sarà cercare di tratteggiare la logica che credo sia sotto questi avvenimenti.
Attenzione una logica forse non voluta, non consapevole, ma comunque esistente.

I tanto discussi “decreti Minniti” approvati definitivamente il 13 Aprile dal Parlamento sono due:
– il primo è riguarda la sicurezza nelle città e in particolare prevede più poteri per i sindaci e introduce quello che dai giornali è stato definito il “Daspo urbano”: così come il Daspo serve a vietare l’ingresso negli stadi a tifosi violenti, il “Daspo urbano” permette di vietare per un anno l’accesso a certi luoghi a «chi deturpa zone di pregio delle città» o fino a cinque anni per chi spaccia. I questori possono anche impedire a questi di entrare. Il prefetto potrà multare e poi stabilire un divieto di accesso ad alcune aree della città per chi «ponga in essere condotte che limitano la libera accessibilità e fruizione» dei trasporti pubblici. Ancora multe più alte per parcheggiatori abusivi. Ma particolarmente ambiguo perchè lascia molta discrezionalità l’espressione decoro.
Secondo alcuni potrà essere utilizzato per allontanare vagabondi, senzatetto e così via.

-il secondo riguarda sulle “Disposizioni urgenti per l’accelerazione dei procedimenti in materia di protezione internazionale, nonché misure per il contrasto dell’immigrazione illegale” sul quale ha lavorato anche il ministro Orlando. circa 20 nuovi centri per l’espulsione degli stranieri irregolari (i Centri permanenti per il rimpatrio, CPR), al posto dei 5 che esistono oggi. In tutto il sistema avrà una capienza di 1.600 posti e sarà finanziato con 19 milioni di euro l’anno (quasi 12mila euro l’anno a migrante). L’obiettivo è accelerare numero e frequenza delle espulsioni, che l’anno scorso sono state pochissime è stato eliminato il cosiddetto “terzo grado”, cioè la possibilità per i richiedenti asilo di rivolgersi alla Corte d’Appello se la loro richiesta viene respinta prima dalla Commissione territoriale e poi dal giudice ordinario. Il secondo grado, cioè il ricorso al giudice, è stato semplificato eliminando l’udienza. Il giudice non ascolterà più il migrante, ma si limiterà a visionare il video della sua audizione presso la Commissione territoriale.
A parte la difficoltà del principio di uguaglianza di fronte alla legge (loro però non sono cittadinni). I CIE sono già l’evoluzione dei CAS -> Da centri di accoglienza in centri di espulsione.

Poi c’è un’ultima parte dei fatti di questi giorni: il reddito di inclusione. Concettualmente simile al reddito di cittadinanza. Dico solo concettualmente perchè non lo è nè nelle intenzioni, nè economicamente: il M5s lo prevede come reddito stabile e minimo per quasi tutti, questo vale solo per chi è in condizioni di povertà o comunque solo disagio economico. Renzi nella corsa alle primarie fa un discorso molto interessante:

Non voglio discutere le varie affermazioni (il discorso fatto già sentendosi candidato premier). L’ultima parte “assistenzialismo versus lavoro”. Definisce il reddito di cittadinanza una misura assistenzialista (non è proprio così, ma non è questo che mi interessa). Il fatto è che le sue (di Renzi) politiche sono state esattamente in questo senso: i dieci miliardi stanziati per gli ottanta euro potevano essere stanziati per finanziamenti pubblici (e fu una polemica molto ampia). Quella è stata una scelta politica precisa e voluta, non un’ esigenza economica. I bonus 500, mamme e così via sono simili.
La misura prevista da gentiloni nel Def, il cosiddetto “reddito di inclusione” è espressamente una misura assistenzialista.

Misure che riguardano moltissime persone: sono più di 8 milioni gli italiani poveri, dei quali circa 4 milioni e mezzo vivono in condizioni di povertà assoluta, non possono cioè acquistare il minimo indispensabile per vivere.

Come si concilia tutto questo con i Daspo urbani e gli altri decreti? Appunto nella logica che sta sotto a tutto questo.
Come è stato detto i danni collaterali che produrranno i Daspo sono una CRIMINALIZZAZIONE DELLA POVERTA’ (che si allarga), non una soluzione.
Allo stesso modo i decreti sull’immigrazione per risolvere il problema degli irregolari, tolgono potenzialmente garanzie e quindi in parte tutele a quelli regolari. Un meccanismo simile ha guidato la soluzione del problema delle assunzioni risolto in nuovi contratti e flessibilità in uscita e cioè (come prima) per risolvere la mancanza di lavoro si “mette a rischio” quello esistente ancora una volta levando tutele e garanzie (art. 18 in quel caso).
E per prendere a prestito le parole dello stesso Renzi il reddito di inclusione preferisce “l’assistenzialismo al lavoro”.
In poche parole si può sintetizzare tutto questo è fotografare il reale, regolarizzare o addirittura legalizzare la prassi invece che migliorarla o comunque correggerlo e questo non può avere che come effetto la criminalizzazione di quello che non è prassi: vagabondi ecc.
Ma per tornare ancora indietro e precisamente alla riforma costituzionale anche in quel caso si fotografava la prassi costituzionale che vede un potere esecutivo sempre più forte (i famosi decreti lege che dovrebbero essere eccezioni sono di fatti la regola) a scapito del Parlamento. Anche in questo caso questa costituzionalizzazione non può che avere come sacrificio quello che non rientra in questo e cioè le minoranze parlamentari e la garanzia di uguaglianza del voto. (Cosa che di fatti è comunque avvenuta nonostante il NO con la sentenza della Corte n° 35 del 2017 che prevede una preferenza del “diritto” alla governabilità su quello dell’uguaglianza del voto). La logica è ancora la stessa.

Ma questo ha a sua volta un motivo: i diritti (non solo sociali) che sono in pericolo hanno un costo. La loro tutela richede risorse che evidentemente i governi non hanno (soprattutto se si pensa che una parte devono essere destinate a manovre correttive richieste dal fiscal compact anche questo frutto, ovviamente, di una precisa scelta politica). E non hanno non solo per hanno di mala politica, di tangenti, di direttive europee, ma perchè in generale la classe politica è sempre meno padrona di scelte economice sempre più lasciate a logiche ultra liberiste.

Questo non vuol dire deresponsabilizzarli: dire è colpa del passato o delle agenzie di rating…
Fotografare l’esistente significa non solo non avere le forze per cambiarlo, ma arrendersi all’esistente e quindi tacitamente approvarlo, esserne complici. Nemmeno una semplice dichiarazione, tutt’altro: una ratifica.
Significa ancora non avere nessuna prospettiva per il futuro, nessun progetto politico a medio o lungo termine e quisto per chi si candida o sta in politica è una mancanza gravissima. E’ una colpa.

In termini pratici significa cristallizzare e condannare in quella situazione i vagabondi, i senzatetto, i poveri, i criminali e i migranti in modo definitivo e immodificabile (se non con atti extra ordinem). Cazzo. Condannano cioè presuppongono che tutto questo sia una colpa in un modo di ragionare puritano o medievale (dove le disposizioni nei borghi erano simili). Così che non si devono trovare soluzioni perchè semplicemente il problema non c’è … è allontato come dice il decreto. Cazzo.

Saverio Di Giorno

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