Terrorismo. Capire per non cadere in confusione

Il rischio è quello di non capire. E la confusione è peggio di non sapere. Con-fusione cioè sovrapporre fatti, idee, opinioni tutto insieme e questo ha come obiettivo il tutto vale tutto. Tutto è populismo, tutto è mafia, tutto è uguale.
Il rischio è valido, forse ancora più evidente, per il terrorismo.

Ma per capire c’è bisogno di tempo, analisi, lucidità. Più tempo di quanto ce ne vuole per leggere i caratteri di Twitter.

Nell’articolo precedente a questo ho definito l’attacco americano nell’aeroporto siriano un attentato, poi ho aggiunto le parole di Gino Strada “Ogni atto terroristico è un’azione militare e ogni azione militare è un atto terroristico” Forse non lo è per noi, ma lo è per la popolazione là. E’ un discorso che ho già fatto altre volte, ma vale la pena ripetere: per i palestinesi terrorismo sono i missili israeliani, per gli Israeliani le bombe palestinesi. Per i civili in Siria è terrorismo indistinguibile le armi chimiche di Assad e i 59 missili di Assad.

Allora cosa è il terrorismo non è una domanda banale, significa rispondere a una domanda più forte: chi è chi ci attacca? L’identificazione del nemico legittima politiche, compatta stati, nasconde e inventa ragioni.

ORGANIZZAZIONE ISIS
Torniamo per un attimo ai civili siriani o iracheni. Molti di loro nel 2013 (parlo di una percentuale molto alta) quando l’Isis iniziò l’espansione aggiungendo vittorie su vittorie, fuggirono dalle città Mosul, Sirte, Raqqa. Dopo un po’ di tempo si registrò il fenomeno inverso: tornarono volontariamente nelle città. E sapete perché? Perché L’ISIS che sta per Islamic State of Iraq and Siria si comportava esattamente come uno stato ovvero forniva servizi: elettricità, raccolta della spazzatura, acqua ecc. è previsto addirittura un vero e proprio contratto sociale: pagamento di imposte in cambio di servizi. Imposta che è più alta per i non musulmani, ma che possono comunque restare. E paradossalmente questi servizi erano migliori dei precedenti governi. Ci sono uffici e burocrazia preposta, addirittura un reparto di polizia interna solo femminile istituito nel 2014. Poi con la perdita di alcuni pozzi petroliferi le condizioni sono un peggiorate nelle città perché le imposte si erano alzate. L’ISIS aveva e ha le capacità e i mezzi per non chiedere le imposte (si finanzia dal contrabbando di petrolio, armi e contraffatti) oppure semplicemente quei soldi può estorcerli, ma non lo fa. Perché? Perché se si propone come uno Stato ha bisogno di legittimazione e per un certo periodo di tempo l’ha avuta.
Perché scrivo di questo e approfondisco tanto la vicenda, al prezzo di sembrare giustificatorio nei loro confronti. Per vari motivi: l’ISIS vuole sembrare/diventare uno Stato a tutti gli effetti, Al-Qaeda no: non conquistava città, non gli interessava il territorio. Ecco già una prima differenza tra due terrorismi diversi (e quindi bisognerà avere due modi di contrastarli diversi, ecco l’importanza dell’approfondimento). Ma questo anche perché ai capi delle due organizzazioni ci sono due tipi di persone diverse: in ISIS confluiscono si ex componenti di Al Quaeda, ma anche semplici ufficiali rimasti senza lavoro dopo che nel 2003 l’America si ritirò. Ecco allora che la questione sul territorio è puramente una contesa di forze, una questione politico-militare, la narrazione (non il racconto) religiosa è per gli europei. Ed una narrazione voluta dagli stessi miliziani dell’Isis, studiata a tavolino e avallata continuamente.

Probabilmente molti di coloro che leggono non erano a conoscenza di alcune informazioni scritte sopra in proposito dell’organizzazione interna dell’ISIS. Certo mi si può dire che però io non ho detto di tutta l’altra parte in proposito delle esecuzioni, sgozzamenti e quant altro che fanno dell’ISIS uno Stato di assassini esattamente come è stato quasi nascosto un attacco americano a Mosul nei primi dieci giorni di Marzo che ha ucciso 150 civili. Sono semplicemente due narrazioni a confronto e ognuna ha bisogno di nascondere qualcosa.

GLI ATTENTATI IERI E OGGI
Ma andiamo ad un altro aspetto che rientra nel fatto che l’ISIS non è Al-Quaeda. Quest’ultima faceva cose eclatanti in Occidente, “performance” spettacolari l’ISIS molto meno. Mi spiego: colpire con due aerei l’11 Settembre aveva come obiettivo fare audience (addirittura dopo il primo impatto è passato un po’ di tempo … quello necessario a che tutti i media si sintonizzassero). L’Isis non organizza queste cose in grande stile potremmo dire, il suo orrore viene veicolato in modo diverso: con i video su YouTube o più spesso nel Darkweb i tagli delle gole, i peshmerga chiusi in gabbia e bruciati o affogati. Gli esperti dicono che ci sono almeno tre o quattro inquadrature diverse, lavoro di montaggio raffinato addirittura copioni imparati a memoria. E’casuale questo? No certo e non solo perché i tempi sono cambiati totalmente nel modo di far circolare le notizie dal 2001 a oggi, ma perché l’obiettivo è un target diverso.


Non più il pubblico generalista che guarda la tv, non solo, ma sono i giovani. I video sono montati per riprodurre ambientazioni di videogiochi famosi come GTA se sono diretti ad un pubblico occidentale, se il pubblico è del territorio baltico, ad esempio, invece le ambientazioni sono tipiche di quei luoghi e addirittura fanno riferimento alle guerre di quei luoghi per dare fondo a sentimenti nazionalistici (questo per dire come sono mirati). Allora il brand, questo brand si pubblicizza meglio con questi video che con azioni spettacolari.

Mi si potrà ancora dire, ma le azioni, continuamente rivendicati ci sono anche qua e spargono terrore eccome. Vero ma sono fatte dai così detti “lupi solitari” che non sono i foreign fighters e non sono i miliziani Isis, ma ci arrivo fra un attimo. E non sono gli immigrati.

IL RUOLO DELL’OCCIDENTE
Detto questo sull’ISIS sul modo di organizzarsi e comunicare si vede bene che l’ISIS a sua volta è un prodotto completamente inserito nelle logiche occidentali. Una volta che si rimasti affascinati da un loro video e si approfondisce, c’è un passaggio successivo un racconto soft delle loro azioni tramite le loro riviste, pubblicazioni in piena regola con articoli, immagini, racconti, interviste ecc. (Dabiq è la più famosa).

In queste riviste si parla anche di promesse: soldi, ricchezza, donne viene promesso a chi si arruola. Potere. Cioè colpiscono nei bisogni intimi del giovane occidentale. Promesse anche mantenute: si calcola che gran parte dei loro guadagni vada negli stipendi di soldati. Che vanno dai 3 a i 10 milioni di dollari al mese per gli ufficiali. Ufficiali ai quali è proibito lo stupro, la rapina, l’evasione fiscale (addirittura con la pena di morte). Molti dicono infatti che nel momento in cui ISIS non riuscirà a pagare adeguatamente i soldati e questi si abbandonerà a razzie perderà forza militare ma soprattutto consenso popolare. Ancora una volta la questione religiosa non è al primo posto, così come non lo è nell’arruolamento: non sono più le moschee i fulcri, ma i social network o ancora di più i soldi … in molti casi è stato poi visto che se si fosse arruolato avrebbe avuto uno stipendio di qualche migliaia di euro al mese. Un lavoro praticamente e non precario.
Ritornando alle promesse ecco quindi cosa si insegue: soldi, ma soprattutto potere. (Promesse che ad esempio Al-Qaeda non faceva, anzi loro vivevano in grotte da asceti). Attenzione nessuno dei combattenti già sciiti tornati poi in patria (un foreign fighter quindi) si è reso responsabile episodi di terrorismo. Allora chi sono i lupi solitari? Giovani che sognano potere. Magari andati anche in quei luoghi per dare una “botta di adrenalina” alla loro vita, ma incapaci di combattere di ribaltare lo status quo come vorrebbero tornano e sfogano la loro rabbia nei territori di provenienza o nascita. Ecco allora perché non ci sono più episodi eclatanti: in primis non servono per spargere terrore, per quello ci sono già i video, secondo le motivazioni alla base sono diverse da una logica militare.
Attenzione il bisogno di soldi e di una vita non precaria non interseca solo le periferie delle città le Banlieu parigine, Molenbek a Bruxelles. A Daqqa i terroristi erano giovani istruiti che avevano studiato nelle migliori università. Cosa allora accomuna ancora di più dei soldi? La voglia di potere, il bisogno di contare qualcosa. Quasi tutti sono però tossicomani, quelli di Daqqa tiravano, i ragazzi di Parigi o Bruxelles erano stati in carcere per spaccio e si facevano (e nelle carceri è avvenuto il reclutamento). E’ un bisogno che attanaglia tutti i giovani anche nelle periferie italiane. Le paranze napoletane, ma anche quelle di Chicago (la città simbolo del voto a Trump) sono fatte di bambini, spesso provenienti da famiglie piccolo borghesi, stipendi piccoli, sacrifici: una vita che loro dicono di schifare e allora guardano l’ISIS loro muoiono, ma fanno qualcosa, valgono, testano il valore, sanno combattere. Addirittura vogliono somigliargli fisicamente: i sociologi li definiscono “barbutos”. Questo bisogno è trasversale. A Napoli diventano camorristi (nei loro video si vedono bandiere dell’ISIS) , a Chicago entrano nelle gang altrove si arruolano nell’ISIS ma tutti che sono abituati per scelta loro, al rischio, all’ebbrezza … che dà la coca, che dà un’arma (lo dicono nelle intercettazioni).
Nel video Emanuele Sibillo un capo paranza morto assassinato a 20 anni. Il video è degli amici/affiliati. Si vede la trasformazione fisica.

“Sentirsi esistere” mi verrebbe da dire, bisogno che la realtà sempre più virtuale e capitalistica reprime. In un epoca senza contenuti e fake news anche le persone si sentono senza contenuti e odiano chi ha successo perché se l’è guadagnato o chiunque si impegni da qui il “che cosa c’è sotto?”

CONCLUSIONI
Ma perché tutto questo percorso? Perché questa lunga disamina può aiutare a capire diverse cose
1 L’attacco di Trump a cui siamo partiti ora suona in tutto un altro modo. Ancora più che un atto terroristico e militare è un atto politico in un colpo solo ha preso il plauso internazionale, stabilito una posizione di forza in Medio Oriente dopo che con Obama la stava perdendo e così via cose che si erano già capite. Ma forse ora suona ancora più grave come logiche politiche cieche evitano invece politiche di vero contrasto in quelle situazioni. Anche se talvolta mi chiedo che guadagno ci sia a fermare l’’ISIS se questo vende petrolio di contrabbando e quindi a basso prezzo e in più posso vendere armi ai vari gruppi?

2 Non solo ma fanno distinguere le varie situazioni: chi colpisce da lupo solitario esprime una ribellione culturale (non politica) all’ambiente dove è sempre stato, trova le armi su Tor (come nel caso del Bataclan) oppure adopera i mezzi che furgoni, coltelli appunto perché non è un soldato, ma un fallito. Allora ecco che altre azioni stonano confronto a queste come l’attentato in Russia: sono state fatti esplosivi con tecniche militari complesse e poi appunto esplosivi molto più eclatanti e diverse dalla sparatoria e dal camion impazzite. Poi il momento quando Putin era la: sembra più un attacco politico che culturale che si inserisce nella complessa situazione la presente. Una riflessione simile la feci nel caso dell’attentato in Turchia dove avanzai l’ipotesi sostenuta da altri che fu organizzato dai Turchi.
Non tutto è terrorismo, il nemico non è solo da una parte. I cattivi non stanno solo da una parte. Approfondire, avere dubbi è l’unico modo per evitare queste logiche.

L’ITALIA
Un ultimo dubbio da instillare. Alfano non è Dio e la nostra intelligence non ha i superpoteri: è stata bucata diverse volte, terroristi e armi che passano abbastanza facilmente. Allora qual è il motivo per cui fin’ora l’Italia non è stata attaccata? Alcune inchieste come il caso dei due coniugi arrestati a San Giorgio a cremano o alcune riguardanti il porto di Gioia Tauro dimostrano che il traffico di armi e opere d’arte (di provenienza della mafia russa) passa per l’Italia grazie all’appoggio logistico della mafia, in particolare la ‘ndrangheta la quale a sua volta rivende oppio o coca, perché allora i miliziani dovrebbero guastarsi i rapporti con l’Italia? Certo i lupi solitari sfuggono a questa logica, ma arruolare un ragazzo italiano è più difficile per una serie di motivi in parte detti prima nelle periferie la mafia li frega sul tempo e una serie di forti imposizioni culturali come quelle religiose o tradizionali rendono diversa la situazione.

Saverio Di Giorno

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