Terrorismo. Londra – Mosul: 4 a 150

Mi hanno chiesto di fare un’analisi sull’attacco di Londra come ne feci per gli altri. Invece la farò di un altro attentato.

Ho scritto diverse volte che la definizione di terrorismo è pura invenzione: per i palestinesi terrorismo sono i missili israeliani, per gli israeliani viceversa sono le bomebe palestinesi. In Messico terrorismo sono i cartelli dei narcotrafficanti. In Turchia è terrorismo il PKK. Per gli americani sono gli aerei che cadono, per noi chi spara o travolge persone. A Napoli sono terroristiche le paranze. Sono terrorismo contemporanemente Assad e Isis. A Mosul terrorismo sono le bombe sganciate dagli aerei americani, che portano una ventina di chili di pace. Pace eterna.

Il 17 Marzo a Msul-ovest in un raid aereo contro l’Isis sono state ammazzate 150 persone, i feriti non si contano. 150 civili. Dopo dieci giorni gli USA ammettono la responsabilità e aprono un’inchiesta interna per verificare le responsabilità. Raid richiesto dalle forze irachene.
A Londra muoiono 4 persone tra cui l’attentatore e ci sono 40 feriti.

Cos’è? Uno dei nostri ne vale 37,5 dei loro? Allora perchè per un minuto di Tg su Londra non è stato fatto 37,5 minuti su Mosul?
E’ facile fare polemica su queste cose. Facile quasi come ammazzarli con un raid.

Lo so. Non è una partita di calcio. Non significa niente il numero delle persone uccise. Ne basterebbe una sola uccisa per rendere il gesto disumano. Ma ne basterebbe una sola da entrambi le parti.
E’ anche meschino fare un ragionamento del genere su queste cose. Come è meschino una politica estera del genere.

Ma a Mosul ci sono i “danni collaterali” perchè a Mosul c’è la guerra e queste cose in guerra succedono. Il rumore delle bombe è troppo forte per poter sentire anche quello dei civili ammazzati. Forse per questo a Londra ha avuto più audience.
E’ confusionario parlare in questi termini di queste cose. Non si sa dove sta la ragione.
Come è confusionario un orizzonte di macerie e vittime. Non si riconosce il volto di un figlio.

Da qui le analisi potrebbero non finire più: gli attentatori in Europa per la maggior parte sono europei, a Mosul gli attentatori vengono dagli USA. Si potrebbe dire che una soluzione ormai va pur trovata e si potrebbe rispondere che ad esempio si potrebbe smettere di vendere armi e comprare petrolio o di finanziare gruppi per destabilizzare la situazione, ma questo non risolve il problema dei lupi solitari fomentati ecc.
Ho semplicemente voluto dare risalto ad una vicenda che mi pareva ne avesse bisogno e non fosse stata abbastanza inquadrata. Dare più risalto possibile, utilizzando le immagini più forti che avevo.

E c’è un’altra immagine forte.

Altri civili, molte donne sul ponte londinese in una grande catena umana. Anche a questo non è stato dato il giusto peso. E mi rendo conto che non ho scritto dell’attentato in sè, ma del modo in cui si è trattato l’attentato. E d’altra parte non posso che parlare di parole che ho sentito o letto, di immagini che ho visto. Provando a vivere una vita che non è mia, rubandola ai morti, provando a dare loro la parola che non hanno più. Forse per questo non trovo una conclusione, non trovo nessun insegnamento da rilevare. Nessuna esperienza che valga la pena ricordare. I morti sono morti, non insegano nulla. Non più.
Perchè niente nessun insegnamento, nessuna conquista vale la pena, vale la morte di tutta questa gente.
I vivi invece possono insegnare, parlare. DOvrebbero farlo. Ma possono anche sparare.

Dalla propria vita si può solo imparare, non dalle altre. E la mia vita mi insegna che io adesso sono qua che scrivo. Io sono in Occidente, loro no.

Saverio Di Giorno

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