Banche.Due domande al presidente di Intesa. E le sue due risposte.

La Storia la scrivono i vincitori. L’attualità la dovrebbero scrivere i giornali, ma in realtà sono generalmente i proprietari dei giornali a scriverla.
Cioè la visione dei fatti che abbiamo è sempre quella di chi ha un peso economico o politico più forte, mai di chi questo peso lo subisce. Se anche parlano lo fanno in risposta a questi e comunque con metodi alternativi facilmente strumentalizzabili (manifestazioni o atti clamorosi). E proprio portare queste istanze a chi di dovere, portare in alto quei problemi dove la voce della gente comune non può arrivare è il senso di quello che leggerete.

Due giorni fa (21 Marzo) nel dipartimento di Scienze Politiche dell’Università Federico II di Napoli ha tenuto un incontro con i ragazzi Gian Maria Gros-Pietro presidente del Cda di Intesa San Paolo (la prima banca, o meglio gurppo bancario in Italia).
Membro del Consiglio di Amministrazione presso l’università Luiss Guido Carli a Roma e anche capo del dipartimento di scienze economiche e aziendali il quale a suo giudizio è divenuto (grazie a lui) “il più importante d’Italia”. Dal 1997 al 1999 ha guidato la liquidazione dell’IRI con la carica di presidente. Analogo incarico ha ricoperto all’Eni dal 1999 al 2002, con il compito di seguire la liberalizzazione del mercato italiano del gas e l’espansione del gruppo, sia in Atlantia S.p.A. (già Autostrade S.p.A.) dal 2002 al 2010. Questi gli incarichi più importanti, fino all’Aprile 2016 quando appunto va a capo di Intesa.

Intesa è anche la tesoriera dell’Università Federico II “a titolo totalemte gratuito. Per passione verso l’Università”. Forse anche i proprietari dei giornali lo fanno per passione verso l’informazione.

L’incontro all’Università aveva come titolo Il futuro delle banche e le nuove teconlogie Dopo una rapida analisi dell’economia Europea a confronto di quella dei paesi emergenti (India e Cina) da “guardare come modello” alcuni passaggi interessanti sul come i social “aiutino a prendere informazioni sui clienti, nonostante il ruolo della filiale sia importantissimo per una conoscenza diretta”. Quindi ancora la “necessità di una formazione molto elevata del personale” perchè “spesso il cliente non sa quello che vuole, ma la banca sa quello di cui lui ha bisogno”. Non pensavo (ingenuaemente) lo pensassero davvero.

Le domande che ho rivolto al prof. Gros-Pietro sono state definite “per niente ingenue” e questo getta dubbi sul livello delle domande che generalmente gli vengono rivolte. O forse dovrei dire sulle domande che non vengono fatte.

1- La sensazione che si ha è che mentre c’è un eccesiva regolamentazione nel cedere credito a piccoli risparmiatori o a medie imprese, la regolamentazione è blanda o non sufficiente nel caso dei grandi clienti, nonostante questi siano i responsabili di una gran parte di crediti deteriorati (quelli non recuperabili) che affliggono il sistema delle banche italiano e nonostante si sapesse già PRIMA di concedere il prestito che le loro attività erano in rosso. E’ vero? E perchè?
Il presidente risponde che sommando i debiti persi dei piccoli risparmiatori si giunge ad un buco se non più grande, ma almeno pari a quello dei grandi clienti. Inoltre spesso sono dilazioni che vengono fatti a questi per “senso di responsabilità” perchè non concedendo credito potrebbe fallire definitivamente “portandosi dietro tutta l’economia italiana” – Responsabilità che si aggiunge alla passione per l’Unviersità – Certo, non esclude che ci siano casi in cui i prestiti vengono dati “ai cosiddetti amici degli amici, cioè i presunti nostri amici”. E comunque conclude che “non è compito della banca scoprire come o perchè quell’attività abbia i conti in rosso”.

Sarebbe compito suo stabilire se il debito non è così grande da non poterlo più recuperare (e aumentando ulteriormente con altri prestiti). Gli ultimi bilanci dicono delle banche dicono che Intesa ne ha poco più di 32 miliardi di deteriorati (ed è uno dei più virtuosi) i grandi clienti, come De Benedetti ne devono da soli 7. E De Benedetti continua ad avere dilazioni “per senso di responsabilità”. Il senso che anima invece le chiusure per i piccoli risparmiatori non si sa come definirlo (infondo concedere prestiti a una famiglia significa far aumentare consumi … sarebbe comunque responsabilità in quest’ottica). Ma passiamo all’altra. Ma forse ho sbagliato io nella domanda: non è solo una sensazione questo problema. O meglio non solo una sensazione della gente comune, ma anche di Bankitalia che per politiche sospette ha mandato diversi ispettori e controlli. Infatti la stessa Bankitalia è stata accusata per non aver fatto abbastanza.

2- Perchè nonostante il miglioramento delle conoscenze sui clienti e della qualità del personale, per sua stessa ammissione è stato possibile che a piccoli risparmiatori venissero dati prodotti molto pericolosi e difficili (i derivati ecc) che poi causano i drammi recenti?
Secondo il presidente sono in realtà gli stessi risparmiatori che “per esigenze economiche disperate” accettano rischi più alti “e chiedono espressamente qualcosa che renda di più” e fa esplicito riferimento al “caso del pensionato toscano che si è suicidato” dicendo che il responsabile era un suo amico e gli ha detto come “nonostante sia stato avvertito ha voluto comunque firmare”. Poi il prof concede almeno il dubbio “O è così o non gli è stato spiegato bene”. Ad ogni modo conclude “è per questo che prima si diceva che la banca conosce davvero i bisogni”.

Nessun aut aut. Il caso del pensionato è stato approfondito su questo blog, è il suo profilo alla banca non era quello di un pensinato, ma di un direttore d’azienda perchè non avrebbero nemmeo potuto (per legge) proporre un prodotto (spiegato in un centinaio di documenti tecnici) per il quale lui non aveva le competenze. Non solo questa falsificazione, ma fino a qualche hanno fa per spiegare i rischi si utilizzava un semplice modello grafico (un diagramma a torta con le probabilità di rendimento e rischio), sostituito dal presidente della Consob con i plichi dei documenti. Il presidente Consob è stato anche indagato per questo.
(L’articolo in proposito spiega meglio la faccenda).

Un’ammissione però è stata, involontariamente, fatta. I risparmiatori sono in “situazioni economiche disperate” e se lo dice lui che li conosce meglio di quanto si cononoscono loro stessi non si può duitare. Quanto al futuro “L’incertezza e il rischio sono e saranno sempre più il pane quotidiano dell’economia e delle banche. Tanto più difficili da dominare, quanto più redditizi”. Meglio di così non si può dire.

Saverio Di Giorno

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